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Novembre 2008 |
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Diritti violati |
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Espulso
dall'Italia perché accusato di attività terroristiche'.
L'avvocato: vittima di
procedimento illegale.
Il tunisino Foued Cherif scompare la mattina del 4
gennaio 2007, prelevato sul luogo di lavoro, a Milano, da alcuni agenti della
polizia. La famiglia riesce ad avere sue notizie solo due settimane dopo: è
stato espulso dall'Italia e attualmente si trova a Tunisi, in un carcere civile
sotto giurisdizione militare.
Non lasciamo sparire Foued Cherif firma l'appello.
L'accusa: fiancheggiamento di terroristi. Foued Cherif sarebbe stato identificato, durante una perquisizione, nell'appartamento di alcuni suoi connazionali indagati e processati per attività terroristiche, ma - secondo quanto riferisce il Centro delle culture, che ha diffuso la notizia della sua espulsione - assolti dalla Corte di Assise di Milano.
Non sappiamo se Foued Cherif sia colpevole dell'accusa che gli viene imputata. Ciò che possiamo fare, senza timore di smentita, è affermare che il trattamento che gli è stato riservato è indegno sotto il profilo civile e illegale sotto quello giuridico. Tuttavia, non competendo a noi esprimere giudizi morali, siamo solo abilitati a invocare la presunzione di innocenza (nessuno è colpevole fino a quando non lo stabilisce un tribunale tramite sentenza definitiva), lasciando il merito legale della questione all'avvocato che lo difende, Sandro Clementi. "Dal mio punto di vista - ha spiegato a PeaceReporter -, che il provvedimento di espulsione sia illegittimo lo si evince da due cose: la prima è che la motivazione scritta del decreto si fonda sulla espressa e dichiarata indicazione di un'appartentenza di Cherif Foued ad organizzazioni connesse con il terrorismo islamico e addirittura con ipotesi di attentati terroristici in Italia".
Motivazione illegittima. "Questo presupposto, assunto dal ministro degli Interni che ha firmato il decreto - prosegue l'avvocato - è falso. E' falso perché Foued Cherif non è mai stato indagato in Italia e neppure all'estero per attività connesse ad attività terroristiche. Non c'è nulla a suo carico". Avvocato, l'accusa viene sostanziata con la contiguità ad alcuni elementi indiziati di attività terroristiche... "La contiguità o non contiguità va dimostrata. Contiguità significa vicinanza, e se uno è vicino di casa di un terrorista, è per caso terrorista anche lui?". Anche se fosse 'loro' amico... "Guardi, la motivazione è illegittima perché il presupposto non è la contiguità, ma la sua appartenenza, il suo inserimento in contesti a carattere terroristico". Un'accusa senza prove. "Senza prove... Il ministro non le può neppure dare, ma anche se le desse non sarebbero sufficienti, perché non è quello il contesto entro il quale vanno valutate, né è il ministro dell'Interno che svolge una funzione di accertamento della verità, ma sono i Tribunali, in questo caso la Corte di Assise. Cherif non è neanche indagato, nei suoi confronti non sono state formulate accuse". Ma le persone che erano con lui quando è stato 'identificato'... "Non lo sappiamo chi c'era, se non ce lo dicono come facciamo a sapere a chi si riferisce il ministro dell'Interno? Non gli hanno dato neanche il tempo di nominare un avvocato. Nella Costituzione italiana si prevede che chiunque è innocente fino a sentenza definitiva. Ulteriore motivo di illegittimità del decreto è che il ministro dell'Interno ha applicato quell'istituto giuridico della pericolosità sociale presunta che è stato abrogata dalla Corte costituzionale 21 anni fa. Ovvero, non si può presumere, al di fuori di una sentenza di condanna definitiva, la pericolosità sociale di nessuno. Il ministro degli Interni non può applicare un istituto considerato incostituzionale. Infine, il secondo motivo di illegittimità del provvedimento di espulsione è che la legge internazionale, e in particolare la Convenzione dei diritti dell'uomo, ratificata anche dall'Italia, vieta l'espulsione e il trasferimento verso Paesi che negano i diritti umani. E la Tunisia, come evidenziato dall'ultimo rapporto di Amnesty International, è uno dei Paesi dove meno vengono osservati tali diritti. Figuriamoci le carceri. Quindi, Foued Cherif, ammettiamo per assurdo che sia colpevole, non poteva comunque essere espulso in Tunisia".
Investita della questione la Corte europea dei diritti dell'uomo. Foued ha 36 anni, una moglie italiana convertitasi all'Islam dopo il matrimonio e tre bambine. Sonia, questo il nome della moglie, è stata avvisata con una telefonata della 'scomparsa' del marito. Dal 4 gennaio scorso, da quando Foued, in lacrime, l'ha richiamata dicendogli di "essere spaventato e di temere per la sua sorte", prima di venire spedito in un carcere tunisino, non lo ha più sentito. Lunedì prossimo Sonia partirà per Tunisi, cercando di capirci qualcosa, in questa vicenda che ha scosso tutta la sua famiglia. "Le bambine si cominciano a chiedere dove sia papà - ci ha riferito -, per un po' sono riuscita a mentire loro, ma adesso è difficile tenere nascosta la verità. E la verità è che l'hanno fermato dove lavorava, nei pressi della fermata di Caiazzo, l'hanno perquisito e l'hanno portato in Questura. Dopo alcune ore, alle nove di sera, l'aereo era sulla pista per portarlo via. Il perché devo ancora capirlo. Mio marito non ha precedenti, è incensurato. Per un periodo ha abitato in un appartamento di Corso XXII marzo, insieme ad alcuni connazionali che, purtroppo, nel 2002 sono stati coinvolti nelle indagini per terrorismo connesse alla moschea di viale Jenner. Questi cittadini tunisini sono stati processati e assolti dalla Corte d'Assise. Foued è la mia unica fonte di sostentamento, perché io sono disoccupata". Sonia e Foued sono sposati da quattro anni, prima con rito civile, poi in moschea. Entrambi vivono a Dazio, in provincia di Sondrio. L'avvocato Clementi ha avanzato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. In data 11 gennaio 2007 l'Alta Corte riteneva di dover procedere con la massima priorità a tutela dei diritti di Cherif, introducendo la 'fase di merito', che comincerà domani a Strasburgo. L'Alta Corte è stata chiamata in causa - si legge nella relazione dell'avvocato Clementi - per violazione del diritto di difesa e per il divieto di espatrio verso Paesi ove l'espellendo potrebbe essere soggetto a pene illegali e comunque ove non gode dei diritti civili.
Luca Galassi
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